Mille forme di razzismo

Credetemi, io non volevo scrivere in questo momento un articolo sul .

Ne parlano tutti, ne parlano troppo, ne parlano in modo sbagliato (sbagliato per chi?) enfatizzando l’una o l’altra posizione.

Com’è nel mio stile non voglio citare ricerche e dati, ma quali sono le basi psicologiche del razzismo? Tutti noi nella nostra vita applichiamo una forma di categorizzazione sociale: ci aiuta, anzi ci è indispensabile, per processare le persone e gli avvenimenti che ci circondano: uomo/donna, bambino/adulto, indiano/cowboy, albero/fiore, cane/gatto… Non è giusto o sbagliato, semplicemente usiamo la categorie per semplificare l’ e in certa misura ci aspettiamo che una determinata categoria adotti determinati comportamenti. Qui dobbiamo porre la nostra attenzione. L’etnia, la razza, la religione, l’orientamento sessuale, lo status socio economico, il livello di istruzione e qualsiasi altra categoria possono condurre ad un eccesso di categorizzazione (stereotipizzazione) che sta alla base del pre-giudizio: giudizio che si forma prima e che spesso non è supportato da dimostrazioni empiriche.

Questo modo di processare l’ambiente è strettamente collegato al nostro vivere sociale: necessariamente esistiamo in una o nell’altra categoria e quando entriamo in contatto con soggetti appartenenti al nostro gruppo sociale si ha la tendenza ad accentuare le somiglianze e minimizzare le differenze; fenomeno che si ribalta con soggetti appartenenti a gruppi diversi: tante differenze poche somiglianze.

Questo può portare ad un processo di estremizzazione contrapponendo Noi a Loro e la contrapposizione può diventare distorta quando è arbitraria e fondata unicamente sulla propria appartenenza. Lo vediamo con gli haters che si leggono sui social: il loro odio è indirizzato verso il diverso e più gli altri approvano e confermano il loro odio maggiore diventa la contrapposizione noi/loro perchè chi la pensa come noi accentua l’appartenenza al gruppo.

Il razzismo è soltanto verso le persone di etnia diversa (o razza diversa), ma può assumere infinite forme e nomi in base a quale lato della barricata occupiamo. Donna vittima del maschilismo, maschio vittima del femminismo, omosessuale vittima dell’omofobia, xenofobia, antisemitismo, ostilità musulmana…le forme di intolleranza possono essere infinite, possono essere grandi o piccole. Sta a noi abbracciare l’altro…si non uso il termine diverso perchè una persona è diversa solo se noi decidiamo che lo sia, solo se noi decidiamo di dividere il mondo in guardie e ladri pensando che le guardie siano buone e i ladri cattivi…altrimenti dove collochiamo Robin Hood?

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